Conto Termico 3.0: chi può accedere e quanto puoi recuperare
- Innovizia

- 26 feb
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 5 mar
C’è una scena che, per chi lavora nell’edilizia, si ripete spesso. Un cliente ci chiede come risparmiare sul proprio appartamento. Analizziamo la situazione e proponiamo interventi mirati: l’installazione di un cappotto termico, la sostituzione degli infissi, il passaggio da una vecchia caldaia a una pompa di calore più efficiente.
Il cliente raccoglie i preventivi, fa due conti, confronta le cifre. E poi arriva, puntuale, la domanda inevitabile:
“Quanto mi torna indietro? E in quanto tempo?”
Il Conto Termico 3.0 nasce proprio per dare una risposta a questa domanda, attraverso percentuali chiare, massimali tecnici definiti, eventuali maggiorazioni e regole precise di erogazione.
Per orientarti in questo percorso abbiamo preparato una guida composta da tre articoli, in cui affronteremo gli aspetti principali.
Vedremo chi può accedere al Conto Termico 3.0, quali interventi sono più vantaggiosi, come funzionano percentuali e limiti di spesa e cosa aspettarsi in termini di pagamento (un’unica soluzione o rate).
In questo articolo, spiegheremo cos'è il Conto Termico 3.0, chi può accedere agli incentivi e quali sono i massimali di spesa.

Cos’è il Conto Termico 3.0 e cosa cambia rispetto al 2.0
Il Conto Termico 3.0 incentiva due grandi famiglie di interventi:
Interventi di incremento dell’efficienza energetica (Titolo II), che riguardano soprattutto l’involucro e alcune dotazioni impiantistiche/tecnologiche dell’edificio (isolamento, infissi, schermature, illuminazione efficiente, building automation, ecc.).
Interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e sistemi ad alta efficienza (Titolo III), che includono pompe di calore (anche a gas), sistemi ibridi, generatori a biomassa, solare termico, scaldacqua a pompa di calore, teleriscaldamento efficiente e alcune soluzioni come la microcogenerazione da fonti rinnovabili.
Da un confronto con il Conto Termico 2.0 notiamo che la prima differenza “operativa” è che non tutto è una percentuale fissa: per una parte degli interventi, soprattutto nel Titolo III, l’incentivo può essere definito da algoritmi calcolati in funzione delle caratteristiche dell’impianto. In pratica, contano le prestazioni reali e i parametri tecnici (non solo “quanto hai speso”). Questo rende ancora più decisiva la fase di progetto: la qualità del dimensionamento e delle scelte tecniche non incide solo sul comfort o sui consumi futuri, ma anche su come viene valorizzato l’intervento.
Un altro elemento di rilievo è la presenza di percentuali “guida” molto chiare per categorie di intervento, che aiutano subito a inquadrare la convenienza. Proprio per la loro importanza, abbiamo deciso di approfondire questo aspetto in un paragrafo dedicato, che troverai proseguendo nella lettura.
Chi può accedere agli incentivi
Uno dei concetti da fissare è questo: non esiste un unico profilo di beneficiario. Il Conto Termico 3.0 prevede regole e tabelle dedicate per soggetti diversi, con effetti diretti sulle percentuali e sulle condizioni. Ecco le categorie che ricorrono più spesso.
Privati
I privati possono accedere agli incentivi, con tabelle dedicate. Un punto da tenere presente, quando si parla di interventi del Titolo II (Interventi di incremento dell’efficienza energetica), è che l’ammissibilità viene collegata anche alla tipologia/categoria dell’edificio su cui si interviene (tema da verificare con attenzione in fase preliminare, perché incide direttamente sulla possibilità di utilizzare alcuni interventi).
Imprese
Per le imprese la logica cambia in modo significativo, perché compare un’impostazione tipica delle “intensità di aiuto”: si parla di percentuali base diverse per intervento singolo o multi-intervento, e poi di incrementi legati alla dimensione d’impresa e ad altre condizioni. In particolare, la griglia percentuale può includere:
25% per intervento singolo;
30% per interventi multipli;
incrementi per dimensione d’impresa (ad esempio più elevati per piccole e medie imprese);
ulteriori incrementi collegati a “zone assistite” e al “miglioramento della prestazione energetica”;
con un’intensità massima che può arrivare fino al 65% (e, in alcuni casi, 60% per le grandi imprese).
Inoltre, per l’accesso agli incentivi su interventi del Titolo II, imprese ed ETS economici devono conseguire un risparmio minimo: 10% rispetto alla configurazione pre-intervento, oppure 20% nel caso di multi-interventi. Questo è un punto cruciale: per le imprese la progettazione deve dimostrare un risultato energetico minimo, non basta installare una tecnologia “più efficiente”.
Enti del Terzo Settore (ETS)
Gli ETS vengono distinti in “non economici” ed “economici”, con regole specifiche. Per gli “ETS non economici” emergono in modo molto chiaro anche i casi di incentivo fino al 100%, quando l’ente utilizza edifici situati in piccoli Comuni per attività di interesse collettivo o quando si parla di edifici pubblici destinati a scuola o ospedale (oltre alle spese di diagnosi energetica e APE connesse).
Pubbliche Amministrazioni
Per la Pubblica Amministrazione, oltre alle percentuali e massimali, spicca la presenza di interventi e condizioni che possono arrivare fino al 100% dei costi ammissibili in situazioni specifiche (scuole, ospedali, edifici in Comuni sotto i 15.000 abitanti), con un impatto enorme sulla fattibilità degli interventi sul patrimonio pubblico.
Accenno a soggetti “innovativi”
Nella pratica, oggi molti progetti si intrecciano con comunità energetiche e autoconsumo collettivo. Qui è utile essere chiari: le regole che stiamo descrivendo riguardano percentuali, massimali e modalità di erogazione dell’incentivo, mentre l’applicabilità a configurazioni specifiche va verificata con grande attenzione caso per caso. Il punto resta: i requisiti e le percentuali variano in base al soggetto beneficiario e la prima verifica da fare è sempre “chi presenta la richiesta e su quale edificio”.
Percentuali di incentivo e massimali di spesa
Questa, a nostro parere, è la sezione che, più di tutte, ti aiuta a capire “quanto conviene” senza perderti in dettagli inutili.
Percentuali principali: i numeri che tornano spesso
Nella lettura pratica delle regole, ci sono alcune percentuali chiave che ricorrono:
40%: intervento singolo sull’involucro e molte altre voci del Titolo II (isolamento, infissi, schermature, illuminazione efficiente, building automation).
55%: intervento sull’involucro realizzato in multi-intervento (involucro + impianto). È un concetto molto importante, perché spinge verso interventi integrati, non “a pezzi”.
65%: trasformazione in NZEB e interventi del Titolo III (rinnovabili termiche e sistemi ad alta efficienza), con valorizzazione anche algoritmica in funzione delle caratteristiche impiantistiche.
Fino al 100%: per interventi su scuole, ospedali ed edifici in Comuni con meno di 15.000 abitanti (fino al 100% dei costi ammissibili) e per spese di diagnosi energetica e APE connesse agli interventi incentivati. In alcune condizioni specifiche, anche gli “ETS non economici” possono trovarsi in situazioni che portano al 100%.
È sempre bene ricordare che queste percentuali non vanno lette come “promesse universali”, ma come riferimenti concreti che cambiano in funzione del soggetto e della tipologia di intervento, sempre nel rispetto di massimali e tetti massimi.
Massimali tecnici: perché non basta fare “percentuale per fattura”
Uno degli errori più comuni, quando si parla di incentivi, è pensare che il contributo sia “semplicemente una percentuale del preventivo”. In realtà, il meccanismo lavora quasi sempre con:
spese ammissibili,
massimali tecnici (spesso espressi in €/mq o €/kW),
e talvolta un incentivo massimo erogabile.
Questo significa che l’incentivo si calcola entro un perimetro tecnico-economico ben definito. È il motivo per cui due interventi apparentemente simili possono dare incentivi diversi: cambiano le superfici, i parametri tecnici, le prestazioni, la potenza installata, e soprattutto cambia la coerenza delle voci di spesa rispetto ai massimali.
Maggiorazioni: come “salire” di incentivo senza cambiare intervento
Il Conto Termico 3.0 prevede una leva interessante: le maggiorazioni.
Se gli interventi sono realizzati con componenti prodotti nell’Unione Europea, è prevista una maggiorazione del 10% (nei limiti dei massimali e dei tetti applicabili).
Per i moduli fotovoltaici inseriti nel registro ENEA, è prevista una maggiorazione del 5%, 10% o 15%.
Queste maggiorazioni non sono “automatiche”: richiedono scelte di fornitura tracciabili e coerenti con i requisiti. Però, quando applicabili, possono migliorare sensibilmente il ritorno economico dell’intervento.
Nota importante su IVA e calcolo dei costi
Un dettaglio tecnico spesso sottovalutato, ma molto utile in fase di stima: l’IVA applicata ai costi ammissibili o alle spese rimborsabili non è compresa nel calcolo dell’intensità di aiuto e dei costi considerati ai fini dell’incentivo. È un punto che evita aspettative errate quando si confronta l’importo lordo in fattura con il contributo stimato.
Quale contributo può darti Innovizia
Il Conto Termico 3.0 è un meccanismo tecnico che funziona davvero solo se percentuali, massimali, requisiti di accesso e parametri impiantistici vengono letti correttamente fin dalla fase di progetto.
Capire chi è il beneficiario, quale Titolo si applica, se sono richiesti risparmi minimi (come per le imprese), quali massimali tecnici entrano in gioco e se sono possibili maggiorazioni può cambiare in modo significativo il risultato economico finale.
Per questo è fondamentale partire da una verifica preliminare tecnica ed economica.
Se stai valutando un intervento, Innovizia può affiancarti nell’analisi di ammissibilità, nel calcolo dell’incentivo stimato (percentuali, tetti e massimali inclusi) e nella strutturazione corretta della pratica, evitando errori che potrebbero ridurre o compromettere il contributo.
Nel prossimo articolo entreremo nel dettaglio operativo e vedremo quali interventi sono effettivamente incentivabili.



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